giovedì 2 febbraio 2017

Biancaneve, la mela e lo specchio

C'era una volta nel cuore dell'inverno, in un regno non molto distante, una regina che stava dando alla luce la sua prima bambina.
La buona regina ahimè non sopravvisse, ma la bambina nacque bella e forte. La piccola era bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l'ebano, così il re decise di chiamarla Biancaneve.
Qualche anno più tardi, il re decise di prendere nuovamente moglie, ma non si accorse che la donna che scelse era sì bellissima, ma anche superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza. Ella possedeva uno specchio magico e nello specchiarsi diceva: "Specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?", e lo specchio pronto rispondeva "Del reame sei tu quella", ed era contenta perché sapeva che lo specchio la verità sempre diceva.
Gli anni passarono, il re venne a mancare e fu la regina a prendere il controllo del regno. Ogni giorno che passava era sempre più invidiosa della bellezza di Biancaneve, così, per distrarsi da questi pensieri, o forse per soddisfare la sua vanità, la regina organizzava sempre più spesso balli al castello, dove eccesso ed opulenza erano le parole d'ordine. A questi balli Biancaneve non era mai invitata, con la scusa che era ancora troppo giovane per queste cose, ma ella, con l'aiuto dei servitori riusciva sempre a prenderne parte, senza però farsi notare dalla regina, per evitare di incorrere nelle sue ire. Fu proprio ad uno di questi balli che Biancaneve conobbe lui, il principe del reame confinante. Da quel giorno cercavano in tutti i modi di vedersi, all'insaputa della matrigna di lei.
La regina dal canto suo, non sospettava nulla di tutto ciò, ma nel cuore le cresceva sempre di più la maligna erba dell'invidia, alimentata dalla risposta che negli ultimi tempi lo specchio era solito darle: "La più bella sei tu, ma Biancaneve lo è molto di più". Dopo l'ennesima risposta brutale dello specchio, le regina iniziò seriamente a pensare a come potersi sbarazzare una volta per tutte di Biancaneve e per farlo, senza destare sospetti, organizzò il ballo più suntuoso che il castello avesse mai visto e a quello ballo invitò anche Biancaneve.
La giovane principessa quasi non ci credeva, ma non vedeva l'ora di poter incontrare il suo principe senza sotterfugi, si iniziò subito a preparare, ignara di quello che l'aspettava.
Il ballo iniziò presto, tutti non vedevano l'ora di vedere cosa la regina avesse inventato quella volta, quali scenografie avesse disegnato, quali giochi avrebbe proposto. Uno di questi giochi era chiamato "la caccia" e consisteva nel cercare di prendere una persona con un pugnale (ovviamente finto), questa per evitare di essere catturata doveva riuscire a raggiungere un certo punto della sala da ballo. Grandi erano le risate delle signore che ci giocavano, fino a che non venne estratto il nome di Biancaneve. Ella cercò di chiudere la partita il prima possibile, così da poter tornare dal suo amato principe, ma ben presto si rese conto che il  coltello che il cacciatore usava con lei non era finto, ma bensì molto ben affilato e che le zone di salvezza della stanza a quanto pare per lei non erano valide.
Scappava, sempre più impaurita, le persone che la circondavano sembrava non si fossero accorte di nulla, mentre la regina non la perdeva di vista per un istante e rideva. La regina rideva di tutto cuore.
Ad un certo punto Biancaneve si vide costretta a scappare nel bosco, sempre inseguita dal cacciatore. Corse e corse, finché le ressero le gambe. Il cacciatore, che aveva ormai perso di vista Biancaneve, decise di lasciar andare la sua presa convinto com'era che ci avrebbero pensato le creature maligne della foresta a finire l'opera. Tornò così al castello, con polmoni e fegato di un cinghiale come dimostrazione del lavoro compiuto.
La regina, dopo aver appreso la lieta notizia, riuscì a godersi il ballo come mai aveva fatto prima.
I giorni passavano e Biancaneve era sempre dispersa nel bosco, era sempre sola ad eccezion fatta di sette nuovi piccoli amici, sette cinghialetti ormai orfani di madre. Ella cercava un modo per tornare a casa, farsi aiutare da qualcuno, ma non aveva modo di contattare nessuno perché, se fosse stato una spia della regina? Cosa avrebbe fatto? Non c'era alcun dubbio sul fatto che c'era lei dietro a tutto questo. Ed il suo principe? Lui era coinvolto?
I giorni passavano e Biancaneve cercava di sopravvivere con quello che trovava nel bosco. Al castello, la regina era felice e raggiante per l'ottimo risultato; ne stava proprio parlando con il cacciatore, si stava facendo raccontare ancora una volta come avesse fatto a spingerla nel bosco, ma non sapevano che dietro ad una colonna c'era l'amato principe di Biancaneve che ascoltava. Si era attardato qualche giorno al castello per avere notizie della sua amata che durante il ballo era così improvvisamente scomparsa. Ed ora ne sapeva il motivo e non perse tempo: partì subito alla ricerca di Biancaneve. Il bosco era vasto, tetro e pieno di creature maligne e quello che nella sua testa doveva essere un rapido salvataggio, si rivelò una lunga ricerca estenuante.
Per soddisfare la sua vanità, la regina si pose in fronte allo specchio e recitò le parole magiche: "Specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?", e lo specchio rispose: "La più bella sei tu", ma ancora prima che la regina potesse tirar un sospiro di sollievo, lo specchio aggiunse: "Ma laggiù nel bosco, Biancaneve lo è ancor di più!". Inizialmente fu confusa da quella riposta, ma poi capì. Capì che il cacciatore le aveva mentito, che neanche le maligne creature del bosco l'avevano uccisa e che quindi ci avrebbe dovuto pensare lei in prima persona. Si chiuse nel suo laboratorio magico e non uscì finché non ebbe trovato il rimedio perfetto per eliminare Biancaneve.
Biancaneve era sempre in compagnia dei sette cinghialetti e non vide nessun'altro per tutto il tempo. Neanche il suo amato principe la trovò, cosa che fece crescere sempre più nel cuore di Biancaneve il pensiero ch'egli fosse in combutta con la regina e si sentì sempre più tradita.
Un giorno, Biancaneve e si suoi sette piccoli amici passeggiando nel bosco trovarono delle mele rosse, lucide ed invitanti. Cosa ci facevano delle mele nel mezzo della foresta? In quella stagione poi? Poco importava visto la fame che aveva. Ne raccolse una, da vicino era ancora più bella ed invitante. Stava per darle un morso quando dal fitto degli alberi comparve il principe.
"Ferma!", disse quasi senza fiato. "Se fosse un tranello della regina quella mela succosa?".
"E se tu fossi in combutta con lei, come potrei fidarmi?", chiese lei, esprimendo finalmente ciò che la tormentava da giorni.
"Permettimi di provartelo", rispose il principe avvicinandosi a Biancaneve. "Permettimi di assaggiare questa mela per te". E così fece. Diede un bel morso a quella mela rossa e subito cadde a terra. Sembrava addormentato, dalle sue labbra non usciva un respiro, ma la morte non aveva tolto nulla alla bellezza del suo viso.



"Come ho potuto fare questo al mio amore? Come ho potuto non ascoltarlo?", e pianse, fin quando ormai non ebbe più lacrime. I sette cinghialetti non l'abbandonarono mai, ma quando si face buio iniziarono a scalpitare, a tirarla per le vesti per farla muovere, nessuno era al sicuro nella foresta di notte.
"Addio, mio amato. Il tuo sacrificio non sarà vano", sussurrò Biancaneve prima di dare un ultimo bacio sulle labbra al principe.
Versò l'ultima lacrima e stava per alzarsi quando il principe aprì gli occhi. Il miracolo era avvenuto, il bacio del vero amore aveva fatto effetto, la magia più potente al mondo. I due amanti si abbracciarono, felici di essersi ritrovati.
"Dietro a tutto ciò c'è la regina!", disse il principe. "L'ho sentita parlare di come il cacciatore ti avesse spinta nel bosco, di come nessuno avrebbe mai potuto sospettare qualcosa!".
Ma Biancaneve ormai da tempo sapeva che era tutta una macchinazione della regina e sapeva che doveva riprendere in mano il regno ed esiliarla per sempre.
Tornarono assieme al castello seguiti dai setti cinghialetti che oramai non erano più tanto piccoli. Superarono senza problemi le guardie al cancello, dopotutto era lei la principessa, anche se da tempo lo aveva dimenticato. Trovarono la regina nelle sue stanze, era di fronte allo specchio e stava per porre la domanda, quando si accorse delle presenze alle sue spalle.
"Tu!", disse irritata. "Proprio non vuoi morire!". Lanciò contro Biancaneve un vaso di metallo che era là vicino, ma ella riuscì a scansarlo.
"Restituiscimi il regno di mio padre!", urlò allora Biancaneve raccogliendo il vado sa terra e lanciandolo verso la regina. Ma sbagliò mira ed il vaso infranse lo specchio magio appeso alla parete. La rottura dello specchio sconvolse così tanto la regina che Biancaneve ed il principe ebbero il tempo di imprigionarla e consegnarla alle guardie che la scortarono nel cuore più fitto del bosco e là la lasciarono.
Biancaneve ed il principe così poterono stabilirsi al castello e poterono unire i loro due regni in uno solo, grande e prosperoso.
E così, per molti anni, vissero felici e contenti.

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